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Giovedì 16 Aprile 2009 09:08

foto mani rosso levante

 

foto yaju rosso levante


 

COMUNE DI TORTOLI’

ASSESSORATO ALLA CULTURA

ASSOCIAZIONE ROSSOLEVANTE

nell’ambito della rassegna

Sguardi sul presente/2009

                             quarta edizione

presentano:

Viaggi al termine di una stanza

TORTOLI’ (OG)

TEATRO SAN FRANCESCO

Venerdì 17 aprile – ore 20:30

Viaggi al termine di una stanza

uno spettacolo ispirato alla serie dei Letti di Costantino Nivola

spazio scenico e regia: Silvia Cattoi e Juri Piroddi

collaborazione di Ennio Ruffolo

testi liberamente ispirati a Julio Cortàzar, Massimo Carlotto e Tibor Fischer

drammaturgia: collettiva

musiche: Joe Hisaishi e Chet Baker

disegno luci: Antonello Testone/"Kespettacolo"

con:

Silvia Cattoi

Sergio Cadeddu

Juri Piroddi

Yamina Piroddi

Antonio Sida

« L’idea dello spettacolo mi è nata in seguito ad una visita domenicale al Museo Nivola di Orani. I suoi Lettini – veri e propri teatri miniaturizzati – hanno scatenato quell’impasto di associazioni-sogni-fantasie che mi mette sottosopra ogniqualvolta l’idea di un nuovo spettacolo si fa strada in me. Il letto: quell’oggetto-luogo in cui trascorriamo una buona parte della nostra vicenda umana e in cui avvengono le cose più importanti: l’amore, la nascita, il riposo, le letture, le liti, la solitudine, i sogni, le malattie (spesso la morte)… La biografia dello scultore oranese - quel suo ininterrotto spostarsi, sperimentarsi, confrontarsi da vero outsider - ha poi rappresentato il ponte fra la sua opera e il lavoro di questo ensemble di ricerca che mi trovo ad abitare da quando ho fissato le tende nella microsocietà del teatro: Rossolevante. »                                                                        Juri Piroddi

Lo spettacolo si compone di 4 azioni sceniche della durata di circa 15/20 minuti ciascuna. Si tratta di una galleria di monologhi e scene a due, finiti e compiuti. Le fil rouge che tiene assieme questi pezzi autonomi è rappresentato dalla situazione scenica in cui i personaggi si trovano ad agire: una stanza chiusa con un letto e pochi altri oggetti di uso quotidiano. Ci troviamo in una pensione di quart’ordine, in una metropoli contemporanea non troppo bene definita, dove i protagonisti vengono colti in un frammento specifico della parabola esistenziale che si trovano a vivere. Ciascuno porta in sé una frattura profonda - una ferita - che li ha convinti in qualche modo a isolarsi, escludendosi da tutto ciò che sta oltre la stanza. Al di fuori c’è una realtà che incombe sopra di loro - una realtà fatta di menzogne, cinismo, sconfitte, ingiustizie, piccole e grandi violenze - ed è terrificante. Ecco perché pensano che non valga più la pena di lottare e hanno deciso di chiudersi la porta alle spalle e di fare a meno del mondo fuori. Più che degli sconfitti sono degli outsiders.

Lo spazio scenico comprende – oltre alla stanza da letto – anche di un’area a parte, sospesa: lo spazio del sogno, del desiderio e delle possibilità inespresse. Si tratta di un quadrato bianco all’interno del quale i personaggi svelano chi e che cosa avrebbero potuto essere se il mondo fuori non li avesse schiacciati, respinti, sviliti, mortificati. È il luogo un po’ magico in cui il fratello nascosto che ciascuno porta in sé può mostrarsi e agire.

I personaggi dello spettacolo:

Oceane. Una donna sola che avrebbe voluto essere una danzatrice ma che non sogna più:

«La perdita della sensazione che tutto andrà per il meglio è un segnale che ormai sei cresciuto, o che non ci stai più con la testa? Io non sogno più. O meglio, sì, ma senza convinzione. È come guardare una partita di calcio e non tifare per nessuna delle due squadre, o non conoscere nessuno dei giocatori, e non avere il benché minimo interesse per lo sport: fa passare il tempo, ma non te ne frega niente…».

Liberamente ispirato ad un romanzo di Tibor Fischer.

Un ergastolano, rinchiuso nella sua cella di tre metri per tre che vive le sue giornate sempre uguali, scandite dai ritmi dei pasti, delle conte e dei traffici da galera per una stecca di sigarette. Nel suo “avrei potuto essere” c’è una squallida storia di sesso con una prostituta che, forse, sarebbe potuta diventare qualcosa che assomiglia all’amore. Il pezzo è tratto dal romanzo di Massimo Carlotto L’oscura immensità della morte.

«Domani è martedì. È proprio un giorno del cazzo. Manca ancora troppo al sabato e alla domenica, i migliori in galera. Doccia, colloquio, pasta al forno, fettina e patate e poi il calcio. Una bella botta di calcio. Ho scommesso due stecche di Ms con un serbo. Il Milan perde e io fumo gratis per tutta la settimana. Che si incazzi pure quel cornuto di un medico! Ma come cazzo ti passa l’ergastolo senza le sigarette? I detenuti che non fumano qui si contano sulle dita di una mano. E quelli del ministero vorrebbero dividere le celle tra fumatori e non fumatori. Se l’assaggiassero loro la galera, si fumerebbero anche la mamma! »

Un uomo che, prima di uscire di casa, ripercorre le fasi del suo quotidiano “gioco”. Egli, come in un rituale, attraversa la metropolitana di Parigi in cerca di un incontro in cui tutto coincida perfettamente con le regole che ha stabilito nel tentativo di placare i morsi dei ragni che abitano la sua solitudine:

«La mia regola del gioco è maniacale e semplice. Se mi piace una donna, se mi piace una donna seduta di fronte a me vicino al finestrino, se il suo riflesso nel finestrino incrocia lo sguardo col mio riflesso nel finestrino, se lei mi vede sorridere e abbassa la testa e inizia ad esaminare con attenzione la chiusura della sua borsa rossa, allora c’è gioco. Non importa che il sorriso sia corrisposto o ignorato, il primo tempo della cerimonia comincia solo a questo punto. (…) Un sorriso nel vetro del finestrino… e poi il diritto di seguire quella donna. Aspettare disperatamente che la sua linea coincida con quella che io ho deciso prima di ogni viaggio; altrimenti lasciarla andare…»

Una bambina che (ancora) è capace di dormire e sognare. Gli anni dell’infanzia – l’età magica«l’unica che meriti di essere vissuta», sono un serbatoio di memorie preziose. «Tutto quello che mi è successo in seguito l’ho inventato a quell’età», scriverà da anziano Nivola.

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PROSSIMI APPUNTAMENTI DELLA RASSEGNA

Sguardi sul presente/2009

                             quarta edizione

 

UNA DONNA QUALUNQUE

ILBONO (OG)

BIBLIOTECA COMUNALE

GIOVEDI’ 14 MAGGIO – ore 21:00

INGRESSO LIBERO

UNA DONNA QUALUNQUE

Uno spettacolo ispirato alla vita e alle poesie di Alda Merini

di e con Sergio Cadeddu e Antonio Sida

collaborazione alla regia di Juri Piroddia parabola

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ROSSOLEVANTE è un ensemble creativo di artisti dello spettacolo nato in Ogliastra nel dicembre del 2002 in occasione della messinscena del Caligola di Albert Camus e costituitosi in Associazione senza scopo di lucro nel gennaio del 2007.

Ne sono co-fondatori Silvia Cattoi (La Spezia) e Juri Piroddi (Lanusei).

L’Associazione si occupa di produzioni teatrali, animazione socio-culturale e pedagogia; lavora per una capillare diffusione di eventi su tutto il territorio regionale al fine di divulgare la cultura teatrale fra i giovani.

In questi anni ROSSOLEVANTE ha portato a termine la creazione di nove spettacoli teatrali, replicati in Italia e all’estero: Caligola (2003), O’ su-sòl [sottoterra] (2004), Avvicinamenti (2005), A chi esita (2006), Diònysos – in girum imus nocte et consumimur igni (2006), Una via crucis (2007), Colui che sapeva contare (2007); Una donna qualunque (2008); Viaggi al termine di una stanza (2009).

Ha svolto inoltre numerosi progetti laboratoriali nelle scuole: Quindici anni, vent’anni (a sardinian trip), Sa pinna ‘e scrarìa (e atrus contus de Foghesu), Maria di Etili, Il telecomando, Pizza House Restaurant, Ceneri di Gramsci, Histoire du soldat, Storie di Gesù, ABC della fame, ABC della guerra, Comizi d’Amore – variazioni e appunti su un tema di Pier Paolo Pasolini, Fahrenheit 451, Echi di guerra, Nottesta, Fiori del deserto. Ha realizzato i film-documentari: the Outsider (2004), Buoni o cattivi (2004), Nero (2005), Identità di frontiera (2006).

ROSSOLEVANTE collabora dal 2002 con la Compagnia francese “ARCAT” (Atelier de Recherche et de Création dans les Arts du Théâtre).

Associazione Rossolevante
Via Bellavista n° 4
(08048) - ARBATAX (OG)

Tel. : 333 79 63 711 -  333 33 46 667

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Il teatro di dario fo

 

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 16 Aprile 2009 09:09
 
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